Sott'acqua

Era una notte in cui non riuscivo proprio a dormire se fosse stata sera sarei stato almeno  più sereno…

Stavo quasi per impazzire mi soffermai davanti al mio acquario e ci immersi la testa…

Infondo infondo credevo di essere nei fondali del mare, a prima vista mi si annebbiò la vista… poi man mano che passavano i secondi cominciarono a materializzarsi i primi pesci …..

Mi lasciai guidare da quel clima irreale…. subito il pesce volante si offrì di farlo, c’era un traffico incredibile di pesci e cercai un punto più scombro dove poter andare.

Districarsi in mezzo a tale situazione non era un’operazione per niente facile neanche davanti alla presenza del pesce chirurgo e nemmeno trovare l’area del rombo mi avrebbe condotto a nulla….

Davanti all’arrivo dell’aringa chiamai il mio avvocato ma niente e nessuno mi venne in soccorso anche se un pesce neon per qualche istante mi illuse…

Tonno subito avrei  voluto dire ma ormai ero imprigionato…..

Provai a divincolarmi ma con il gomito urtai la spigola , il dolore si fece pressante tanto che avrei dovuto ricorrere a delle cure ma non trovando nulla alzai il pesce bandiera per dichiarare la mia resa…

Mi sentivo proprio un pesce sega tanto ero giù di tono… e in un lampo mi si fece dinnanzi un pesce che davvero non si capiva di che razza fosse cosicché mi allontanai virando dal lato opposto dove mi era parso di vedere un pesce gigante morto…. mi avvicinai ed osservai la salma del pesce gigante ….un vero salmone

Ad un certo punto mi sentii bussare sulla spalla, mi voltai e osservai il pesce martello che sembrava avere il chiodo fisso per una bavosa che dal fondale saliva verso la superficie….

Malgrado il mio stato confusionale dovetti ammettere che il mondo subacqueo aveva davvero il suo fascino rimasi davvero colpito anche se alla vista dello squalo la paura mi fece squalificare  definitivamente dal mio essere subacqueo.

Echi ciechi

Appena mi svegliai l’orologio a pendolo suonava le sette a mo’ di big ben ed io mi preparavo a vivere il solito tam tam ma inaspettatamente udii il din don del campanello della porta. Rimasi di fatto interdetto e temporeggiai prima di aprire, ma dopo qualche secondo sulla porta incalzò un violento bum bum che mi mise in forte allarme pur senza far scattare l’antifurto.

Con passi felpati mi avvicinai allo spioncino avendo la verità nella tasca del mio accappatoio di felpa, guardai con l’occhio destro presagendo qualcosa di sinistro.

Fuori in realtà non si scorgeva l’ombra di nessuno, forse perché non c’era il sole….

rimasi ad osservare la situazione ma nessuno si fece vivo mentre io stavo morendo di paura.

Dal mio telefono cellulare nel frattempo risuonava il tin tin del messaggio, io accorsi a visionare il display dove la mia donna aveva scritto: “paura?”… la mia mente fece black out per qualche attimo, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo, il mio cuore era un ping pong di emozioni, credevo di essere in un sogno, mi toccai la fronte, portai l’orologio sull’orecchio ed udii un rassicurante tic tac  che mi confermava di essere nella realtà. Indossai i  miei blue jeans mentre il  toc toc della porta mi creò un nuovo stato di ansia ingovernabile, mi riportai verso lo spioncino da dove scorsi la mia lei che mi sorrideva facendo una linguaccia… aprii subito la porta la trovai con le dita a pistola che esclamava: bang bang sorridemmo entrambi  per il suo scherzo ed iniziammo ad intavolare il nostro tipico bla bla…

Finchè la barca va… io mi barcameno

Già da bambino mio padre mi diceva: “oggi ti porto al porto” ma non mi ci portava mai.

Quando riuscivo ad andarci mi fermavo e mi sedevo a guardare le barche lasciando che i miei pensieri fossero portati dal vento anche se da lì a poco le portate me le avrebbe portate il cameriere del mio ristorante preferito … e  senza sbattere la porta.

Vivere al porto significava portare pazienza e dentisti i medici curanti avevano infatti tutti buoni pazienti.

Io da parte mia osservavo le barche al molo e la mole delle tante navi che si fermavano lì per ore….

Seguivo le orme degli ormeggi e le tante ancore ancora oggi restano ancorate nei miei ricordi…

La mia fantasia era già dove il mare toccava il cielo … immaginavo le vite dei pescatori che agitavano reti ( seppure in tutta tranquillità) nei loro pescherecci restando tanto tempo al palo

ma poi finivano comunque per  traversare il mare… i miei occhi ed i miei pensieri intrecciavano i loro discorsi e le reti cariche di pesci azzurri, anche se a me erano sempre parsi argentati ma evidentemente il premio più ambito doveva essere l’orata

immaginavo il loro peschereccio in mare aperto (anche se non ho mai capito quale fosse quello  chiuso) trovare relitti cariche di derelitti a cui rivolgere sguardi e tendere mani callose con vele spiegate (ed alcune da spiegare) traboccanti di vene…. immaginavo le loro vite in prossimità di fame e morte… appesi alla sorte…ed al sorteggio di farcela a toccare terra…

immaginavo e come loro mi barcamenavo anche io….

ma infondo anche oggi come ieri per lo più mi barcameno…

Conciato per le feste

Vorrei fare presente che come ogni  anno il Natale è passato e per il futuro aspettiamo un anno tutto nuovo di zecca al quale fare davvero le pulci …. da vivere in ogni suo angolo senza morire mai di noia

Tra poco smonteremo l’albero attenti a non rompere le palle e a non addobbarci sopra gli addobbi

Smonteremo l’albero mentre  nei nostri pensieri monteranno scene di giorni migliori …. vestiti di vecchi ricordi e spogliati di momenti che non avremmo voluto mai ….

Riempiremo sacchi di cose da gettare via anche se si prevedono gettiti ridotti per tutti…l’importante è che non si facciano troppe prestazioni a gettone … e tra un getto ed un altro mi auguro che nessuno abbia ansie da prestazione …

Un altro anno sta per chiudersi ed io vorrei aprire una piccola parentesi su ciò che il futuro ci riserva anche se sono il titolare del mio conto pur non contando molto …

Vorrei che l’inno del nuovo anno fosse all’insegna della resistenza all’insistente clima avverso che va verso la recessione

io non cesso di sperare che  il recesso non colpisca troppo chi è già colpito … e mandi al cesso chi tutto questo l’ha di fatto concesso

Fato e fate

Il fato volle che davanti a me si rivelò di fatto una fata che non rivelò la sua identità ma conosceva perfettamente la mia….

La creatura era davvero fatale e assumendo una posizione fetale si sollevò da terra mandandomi al settimo cielo

Quella notte d’estate c’era molta umidità nell’aria e tanto vapore nei miei pensieri tra la nebbia spuntò un’altra sagoma femminile … così le fate divennero due

Ed io esclamai : “complimenti fate davvero meraviglia”…!!!  Loro sorrisero dirigendosi verso me, i loro contorni erano sfumati ma non c’era neanche l’ombra di un cameriere per ordinare i secondi piatti … forse  perché eravamo stati i primi ad essere lì … ma è pur vero pensai che in una foresta è strano che non ci sia una foresteria … nel clima di magia che regnava, speravo che comparissero delle pietanze ma non sembrava esserci pietà nei mie riguardi e anche le fate ne risentivano, fu così che le dissi apertamente: “mi fate pena anche voi” …

Ad un tratto una scia luminosa accompagnò una figura di un uomo di mezza età che pensai fosse un luminare …. chiesi lumi in proposito e mi fu detto dalle fate che l’uomo era stato infatti un premio nobel e che malgrado fosse un uomo di mezza età aveva tutta la nostra considerazione …

L’uomo però scomparve subito dal nostro orizzonte senza alcun incantesimo e nessun incanto faceva comparire del cibo ….

Ad un certo punto transitarono davanti ai miei occhi alcuni animali, una farfalla, un uccello bianco ed un unicorno… io li osservai con un certo appetito ma per fortuna dopo il loro passaggio le fate avvolte in una luce e con un sorriso stampato sulle labbra (perché era sciopero dei giornalisti) fecero apparire alcuni vassoi intrisi di cibo nei quali attingemmo tutti a piene mani e con il vuoto nello stomaco.

Malgrado la presenza delle meravigliose fate il posto era da sempre fatiscente ma questo non impedì che tra noi tre potesse nascere una vera e propria attrazione fatale … che nessuna fatalità avrebbe impedito.